Un paese maturo (by Mirko Chiaramonte)

Un paese maturo.
 
Sento spesso ripetere che se l’Italia oggi ha dei problemi sia colpa della Germania e dei suoi vantaggi con l’Euro. Senza nulla togliere che l’Euro e soprattutto la BCE possano, anzi debbano essere rivisitati in modo più democratico, credo davvero che questo dito puntato sulla Germania sia fondamentalmente un alibi, se pur travestito da argomenti in parte ragionevoli. E trovo che quest’alibi sia molto, molto dannoso, sopratutto per noi. Provo a spiegarmi meglio.
Certo, credo anch’io che l’Europa debba divenire più equa e distribuita tra i Paesi membri, credo sopratutto che debba iniziare a evolversi verso un’ identità comune non più incentrata solo sul “cervello” (le banche), bensì sopratutto sul “cuore”, ovvero su un progetto di amicizia e coesione tra paesi che hanno scelto di confluire verso un destino comune: un progetto unico basato sull’ inter-cultura, sull’ecologia e sulla solidarietà sociale, ovvero esattamente ciò di cui il mondo avrebbe bisogno ora (oltre della nostra secolare esperienza). Questo processo è necessario, e credo che l’Italia non sia esclusa, come si denuncia, anzi al contrario sia chiamata a prenderne parte come un paese maturo.
L’Italia deve ancora crescere, e non sul piano economico.
Quando io ero piccolo l’Italia non era nell’Euro, e non c’erano quasi immigrati. Eppure era la stessa identica Italia di oggi, seppur indossava ancora il vestito sgargiante. Era un paese affetto da una corruzione cronica a livelli di stato latino-americano, era un paese clientelare e corporativo che accettava supinamente qualsiasi classe politica purchè prima o poi arrivasse il condonino per tutti, era un paese dove l’evasione fiscale era perseguita in modo diffuso e non era (e non è) avvertita come una con-causa di sottosviluppo e arrettratezza, nè come un fardello sociale. Era un paese che avrebbe di lì a breve accettato per 20 anni dei governi intossicati da gravi conflitti d’interessi mai risolti e da altri mali sociali, salvo poi indignarsi davvero soltanto di fronte agli scandali sessuali privati. Era un paese che di recente ha votato in massa contro dei tentativi di riforme strutturali solo perchè non si fidava delle istituzioni che le proponevano, che erano assolutamente italiane! Devo continuare la lista ?
Ragazzi, ma davvero pretendiamo di essere così “credibili”? Abbiamo tante belle qualità, senz’altro creativi, operosi, talentuosi, ospitali e tenaci: nel contesto di uno Stato che non protegge dalla criminalità e che sovrattassa iniquamente gli onesti, la nostra economia miracolosamente regge ancora, segno che non ci arrendiamo facilmente, ma credo che non dovremmo offenderci se quando c’è una “cassa comune” alcuni paesi hanno qualche riserva sulla nostra puntualità e precisione.
A che punto siamo, per esempio, con la lotta alla mafia? Ne siamo venuti a capo?
Fermiamoci un momento: e’ facile dare sempre la colpa agli altri: alla Merkel, agli immigrati, ai nostri stessi politici… Ma non è forse arrivato il momento di fare un po’ i conti con noi stessi?
Siamo chiamati ad una sfida più grande ed entusiasmante. Diventare un paese maturo, una volta per tutte.
Ora, che ci piaccia o no, abbiamo un governo: proviamo a riporre in esso un po’ di fiducia, non aspettiamoci che ci salvi da tutti i mali come la madonnina santa, ma neppure che ci porti nel baratro, perchè sia la prima che la seconda cosa possiamo farla solo noi. Sta a noi la scelta. Se non ci piace questo modello di Europa, proponiamone un’altro. Elaboriamo delle contro-proposte, in modo credibile, partendo dai fatti: rimaniamo presenti nel dialogo della storia. Facciamolo insieme.
Facciamolo insieme ai nostri fratelli tedeschi. Ci stanno aspettando.
Al contrario della Germania, La BCE non è un popolo membro della comunità, bensì a quanto pare un organismo divisore, che si avvantaggia di un’Italia più instabile perchè la mette contro una Germania più stabile, e viceversa. Non caschiamoci. Pensate che agli altri paesi membri dell’Europa non sarebbe preferibile poter contare su un’Italia stabile e prospera? Rimettiamoci in cammino insieme ai nostri fratelli olandesi, greci, autriaci, francesi, danesi, portoghesi, cechi, irlandesi senza dimenticarci che noi italiani siamo tra i primi 6 paesi fondatori dell’Europa Unita.
Smettiamola di puntare il dito l’un l’altro come bimbi viziati, ricominciamo a camminare insieme. Io ci credo.

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bruno Dhyani Zaccarelli

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